Undici broker giapponesi su diciotto pronti a lanciare fondi crypto entro il 2028
SBI Securities, Rakuten Securities e Nomura si preparano a offrire fondi di investimento in criptovalute — con Bitcoin ed Ethereum come asset principali — non appena la Japan Financial Services Agency (FSA) completerà la revisione normativa prevista entro il 2028. Secondo un sondaggio condotto tra i principali intermediari finanziari del paese, 11 società su 18 interpellate hanno già dichiarato l’intenzione di entrare nel mercato dei crypto investment trust non appena le regole lo consentiranno. Come riportato da CoinDesk il 17 maggio 2026, il settore finanziario giapponese è pronto a una svolta storica nell’accesso retail alle criptovalute.
SBI, Rakuten, Nomura e Daiwa: i grandi nomi già al lavoro
SBI Securities (parte del gruppo SBI Holdings, uno dei principali conglomerati finanziari del Giappone) ha già avviato la fase operativa attraverso la controllata SBI Global Asset Management. Rakuten Securities, il braccio finanziario del gruppo Rakuten, si è mossa in parallelo attraverso Rakuten Investment Management. Nomura e Daiwa — due delle case di brokeraggio più antiche e capitalizzate del paese — hanno invece dichiarato che svilupperanno prodotti specifici nel momento in cui il quadro normativo sarà definitivo.
Anche SMBC Group (Sumitomo Mitsui Banking Corporation, terzo gruppo bancario giapponese per asset) ha formato una task force interna dedicata allo studio di questi strumenti. Asset Management One, sussidiaria del gruppo Mizuho, si trova in una fase iniziale di ricerca. In totale, secondo i dati del sondaggio, il 61% dei broker giapponesi di primo livello intende offrire prodotti di investimento in crypto entro la finestra temporale indicata dall’FSA.
| Società | Gruppo di appartenenza | Stato preparativi | Asset target |
|---|---|---|---|
| SBI Global Asset Management | SBI Holdings | Operativo (fase sviluppo) | Bitcoin, Ethereum |
| Rakuten Investment Management | Rakuten Group | Operativo (fase sviluppo) | Bitcoin, Ethereum |
| Nomura | Nomura Holdings | In attesa normativa | Bitcoin, Ethereum |
| Daiwa Securities | Daiwa Securities Group | In attesa normativa | Da definire |
| SMBC Asset Management | Sumitomo Mitsui | Task force in corso | Da definire |
| Asset Management One | Mizuho Financial Group | Ricerca preliminare | Da definire |
La riforma normativa FSA: cosa cambia entro il 2028
La Japan Financial Services Agency (FSA, l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari giapponesi) ha avviato un processo di revisione della Investment Trust Act — la legge che regola i fondi comuni nel paese — con l’obiettivo di consentire esplicitamente la detenzione di asset digitali entro il 2028. La stessa scadenza si applica all’approvazione di ETF spot su criptovalute, un prodotto ancora non disponibile in Giappone nonostante l’apertura degli Stati Uniti nel gennaio 2024.
Il contesto normativo si è già evoluto significativamente: il Giappone ha reclassificato le criptovalute come strumenti finanziari nell’ambito del Financial Instruments and Exchange Act (FIEA), introducendo requisiti di disclosure annuale, divieto di insider trading e una vigilanza di mercato paragonabile a quella sui titoli azionari. Secondo gli esperti del settore, questa reclassificazione è il presupposto giuridico necessario affinché i fondi regolamentati possano detenere Bitcoin nei propri portafogli senza violare i vincoli di investimento vigenti.
Cosa significa per gli investitori italiani e globali
Il Giappone è la terza economia mondiale per PIL nominale, con un settore del risparmio gestito che supera i 500.000 miliardi di yen (circa 3.200 miliardi di dollari). L’apertura dei fondi di investimento tradizionali a Bitcoin rappresenterebbe un flusso di domanda potenziale di dimensioni significative, anche considerando una quota di allocazione media dell’1-2% degli asset.
Per chi segue i mercati crypto da BitcoinLive24, questo sviluppo si inserisce in un trend più ampio di istituzionalizzazione di Bitcoin: nei mesi scorsi abbiamo documentato l’ingresso di Mubadala Abu Dhabi (con 566 milioni di dollari in ETF IBIT), il raddoppio dell’esposizione crypto di Intesa Sanpaolo a 235 milioni di dollari, e i fondi pensione britannici che si affidano a soluzioni di custodia multi-istituzionale. Il Giappone potrebbe rappresentare il prossimo grande capitolo di questa storia.
A differenza degli ETF spot — acquistabili direttamente in borsa — i crypto investment trust giapponesi verrebbero distribuiti attraverso i conti titoli ordinari, gli stessi usati da milioni di investitori retail per acquistare azioni e obbligazioni. Questo abbassa la barriera d’accesso in modo sostanziale rispetto all’acquisto diretto su exchange crypto.
Prospettive: quando potremmo vedere i primi prodotti sul mercato
La tempistica ufficiale punta al 2028, ma diversi operatori del settore prevedono che la FSA possa anticipare almeno alcune autorizzazioni sperimentali entro il 2027. SBI Holdings ha già esperienza diretta nell’ecosistema crypto attraverso la partecipazione in vari exchange e la gestione di prodotti legati alle criptovalute in altri mercati asiatici.
Il vero test sarà la domanda retail: secondo stime di settore, il Giappone conta circa 7 milioni di investitori in criptovalute attivi, ma la platea potenziale di chi investe attraverso fondi tradizionali è di decine di milioni di persone. L’esperienza statunitense con gli ETF Bitcoin spot — che hanno attratto 58 miliardi di dollari in afflussi netti nel primo anno — suggerisce che la domanda latente potrebbe essere considerevole.
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Domande frequenti sui fondi crypto in Giappone
Cosa sono i crypto investment trust giapponesi?
I crypto investment trust giapponesi sono fondi di investimento regolamentati che detengono criptovalute — principalmente Bitcoin ed Ethereum — come asset sottostante, acquistabili dai risparmiatori attraverso i normali conti titoli presso broker tradizionali come SBI Securities o Rakuten Securities, senza la necessità di aprire un account su exchange crypto.
Quando potranno gli investitori giapponesi acquistare fondi Bitcoin?
La Japan Financial Services Agency (FSA) prevede di completare la revisione normativa entro il 2028, data entro cui verranno autorizzati sia i crypto investment trust sia gli ETF spot su criptovalute. Alcuni operatori del settore ritengono possibile un anticipo parziale entro il 2027, ma nessuna data ufficiale anticipata è stata confermata.
Quante società finanziarie giapponesi si stanno preparando?
Undici delle diciotto principali società di brokeraggio giapponesi interpellate nel sondaggio hanno dichiarato l’intenzione di offrire prodotti di investimento in crypto una volta approvata la normativa. Tra queste figurano SBI Securities, Rakuten Securities, Nomura e Daiwa, che insieme gestiscono la gran parte degli asset retail del paese.
Quale impatto potrebbe avere sul prezzo di Bitcoin?
Il Giappone gestisce un risparmio gestito superiore ai 3.200 miliardi di dollari. Anche un’allocazione media dell’1% degli asset di fondi comuni in Bitcoin genererebbe una domanda potenziale di oltre 30 miliardi di dollari — cifra paragonabile ai flussi totali degli ETF Bitcoin spot statunitensi nel primo semestre dopo il lancio. Detto ciò, i tempi e la domanda effettiva dipenderanno da fattori regolatori e di mercato imprevedibili.
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