Grecia: Tassa del 15% sulle Plusvalenze Bitcoin in Arrivo

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Il Ministero delle Finanze greco ha predisposto una proposta di legge che introdurrà una tassa del 15% sulle plusvalenze derivanti da Bitcoin e criptovalute. Secondo quanto riportato da Reuters e confermato da fonti governative ad Atene, il provvedimento prevede un’esenzione per i primi 500 euro di profitto e dovrebbe essere presentato in Parlamento nei prossimi mesi. La Grecia si allinea così agli standard fiscali europei in un momento in cui diversi Stati membri dell’UE stanno ridefinendo le regole sugli asset digitali.

La Grecia Introduce il 15%: Come Funziona la Nuova Tassa Crypto

Il Ministero delle Finanze greco (l’equivalente ellenico del MEF italiano) ha elaborato un disegno di legge che fissa al 15% l’aliquota sulle plusvalenze da criptovalute, con una soglia di esenzione di 500 euro (circa 580 dollari) sui guadagni annui. Al di sopra di quella soglia, l’intero importo della plusvalenza sarà soggetto all’imposta.

Secondo Reuters, che ha ottenuto le prime anticipazioni della bozza legislativa, la proposta è ancora in fase di redazione e dovrà superare l’iter parlamentare prima di diventare operativa. Il governo di Atene non ha ancora fissato una data precisa di entrata in vigore, ma fonti ministeriali indicano un’approvazione entro la fine del 2026.

Un elemento rilevante riguarda il mining di Bitcoin: l’attività estrattiva svolta da privati cittadini sarà esclusa dall’imposta, mentre il mining condotto attraverso società registrate rimarrà soggetto alla tassazione ordinaria sulle imprese. Questa distinzione riflette l’approccio adottato da altri Paesi europei che trattano il mining individuale come attività amatoriale, non commerciale.

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Perché la Grecia Agisce Ora: il Contesto Europeo

La Grecia introduce questa misura in un momento di forte pressione normativa a livello europeo. Il regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), entrato pienamente in vigore nel dicembre 2024, ha imposto ai Paesi UE di adeguare le proprie strutture di vigilanza sugli exchange e sui fornitori di servizi crypto. La fiscalità, tuttavia, rimane una competenza nazionale: ogni Stato membro definisce autonomamente le aliquote e le modalità di tassazione.

Il panorama europeo sulla tassazione delle criptovalute è attualmente molto frammentato. Secondo i dati raccolti da Crypto.news, le aliquote sulle plusvalenze da crypto variano considerevolmente da Paese a Paese:

PaeseAliquota crypto (capital gain)Note
Cipro~8%Tra le più basse dell’UE
Germania0% (se detenute 1+ anno)Esenzione su detenzione >12 mesi
Italia26%Da €2.000 di plusvalenza annua
Grecia (proposta)15%Esenzione primi €500
Portogallo28%Introdotta nel 2023
Francia~30%Flat tax su tutti i capital gain

Con un’aliquota del 15%, la Grecia si collocherebbe in una posizione intermedia rispetto alla media europea, più conveniente rispetto a Italia, Portogallo e Francia, ma superiore a Cipro e alla Germania per chi detiene Bitcoin a lungo termine.

Il Problema del “Gap Fiscale”: Perché Atene Non Riesce a Stimare i Proventi

Uno degli aspetti più rilevanti della proposta greca riguarda le difficoltà di stima del gettito fiscale atteso. Secondo fonti ministeriali citate da Reuters, il governo di Atene non è ancora in grado di produrre previsioni di entrata affidabili poiché “stimare le dimensioni del mercato crypto domestico rimane difficile”: molti investitori greci operano attraverso exchange offshore, al di fuori della giurisdizione fiscale nazionale.

Questo è un problema comune a molti Paesi europei: la natura transfrontaliera degli exchange crypto rende complessa la raccolta di dati affidabili sulla base imponibile. La Grecia conta di colmare questo gap grazie alla cooperazione internazionale prevista dal framework OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sulla rendicontazione automatica degli asset crypto, il CARF (Crypto-Asset Reporting Framework), che entrerà pienamente a regime nei Paesi aderenti nel 2027.

Il CARF impone agli exchange crypto di comunicare automaticamente alle autorità fiscali del Paese di residenza del cliente i dati sulle transazioni e i saldi, eliminando di fatto il vantaggio fiscale degli exchange offshore per i residenti UE.

Cosa Significa per gli Investitori Italiani ed Europei

La proposta greca non ha effetti diretti sugli investitori italiani, che rimangono soggetti all’aliquota del 26% prevista dalla normativa nazionale. Tuttavia, la mossa di Atene ha implicazioni indirette significative per il mercato europeo nel suo complesso.

In primo luogo, consolida la tendenza dei governi europei a regolamentare la tassazione crypto piuttosto che aggirare il problema con approcci permissivi o zone grigie. Dal 2023 ad oggi, Portogallo, Danimarca e ora Grecia hanno tutti introdotto o riformato la tassazione sulle crypto, segnalando che l’era della “no-tax zone” informale sta volgendo al termine.

In secondo luogo, la soglia di esenzione dei 500 euro è relativamente bassa rispetto alle pratiche europee: l’Italia, ad esempio, esenta i guadagni fino a 2.000 euro annui. Questo potrebbe rendere la misura greca più onerosa per i piccoli investitori rispetto ad altri sistemi nazionali.

I lettori di BitcoinLive24 che detengono Bitcoin o criptovalute dovrebbero consultare un consulente fiscale di fiducia per valutare la propria posizione. Per aggiornamenti in tempo reale su normative e mercati, è disponibile l’app BitcoinLive24.

La Pressione Internazionale: Illinois e il Modello Transazione vs. Plusvalenza

La proposta greca arriva mentre in parallelo, dall’altra parte dell’Atlantico, lo Stato dell’Illinois (USA) ha approvato una misura radicalmente diversa: una tassa dello 0,2% sulle singole transazioni crypto, non sulle plusvalenze. Secondo quanto riportato da Crypto.news, tale approccio ha già suscitato la netta opposizione della Digital Chamber e della Illinois Blockchain Association, che sostengono che la tassa “potrebbe danneggiare il settore degli asset digitali statale”.

Il confronto tra il modello greco (tassa sulla plusvalenza) e quello dell’Illinois (tassa sulla transazione) riflette il dibattito in corso a livello globale su come tassare gli asset digitali in modo efficace senza soffocare l’innovazione. La maggior parte degli esperti fiscali e dell’industria preferisce il modello della capital gains tax, analogo a quello applicato alle azioni e agli altri strumenti finanziari tradizionali.

Prospettive: Verso un’Armonizzazione Fiscale Europea?

L’iniziativa greca alimenta la discussione su una possibile armonizzazione fiscale europea sulle criptovalute. Alcuni economisti e funzionari della Commissione Europea sostengono che la frammentazione attuale — con aliquote che vanno dall’8% al 30% a seconda del Paese — crei distorsioni nel mercato interno, favorendo la residenza fiscale in Paesi a bassa tassazione per i grandi detentori di Bitcoin.

Tuttavia, la tassazione diretta rimane una prerogativa degli Stati nazionali, e qualsiasi proposta di armonizzazione richiederebbe il consenso unanime dei 27 Paesi membri. Secondo gli analisti di BitcoinLive24, un’armonizzazione formale è uno scenario a lungo termine, almeno per la seconda metà di questo decennio. Nel breve periodo, è più probabile che i Paesi si allineino informalmente verso aliquote simili, guidati dalla concorrenza fiscale e dalle pressioni del CARF.

Per approfondire il quadro normativo europeo sulle criptovalute, potete consultare il nostro articolo sulla categoria Regolamentazione e le ultime notizie in Geopolitica Bitcoin su BitcoinLive24.

FAQ — Domande Frequenti

La Grecia ha già approvato la tassa del 15% su Bitcoin?

No: al 6 giugno 2026 la proposta è ancora una bozza legislativa del Ministero delle Finanze greco. Il disegno di legge dovrà essere presentato e approvato dal Parlamento greco, un processo che potrebbe completarsi entro la fine del 2026 secondo le previsioni governative.

Quale aliquota paga chi detiene Bitcoin in Italia?

In Italia, le plusvalenze da criptovalute superiori a 2.000 euro annui sono soggette a un’imposta del 26%, applicata sulla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita. La soglia di esenzione italiana è quattro volte superiore a quella proposta dalla Grecia (€500).

Il mining di Bitcoin sarà tassato in Grecia?

Secondo la bozza attuale, no per i privati cittadini: l’attività di mining individuale è esclusa dall’imposta del 15%. Il mining condotto tramite società registrate rimane invece soggetto alla tassazione ordinaria sulle imprese, come avviene già in molti altri Paesi europei.

Cos’è il CARF e perché è rilevante per i detentori di Bitcoin in Europa?

Il CARF (Crypto-Asset Reporting Framework) è un sistema di rendicontazione automatica sviluppato dall’OCSE che obbliga gli exchange crypto a trasmettere i dati delle transazioni alle autorità fiscali del Paese di residenza del cliente. Entrerà a regime nel 2027 e renderà molto più difficile evitare le imposte utilizzando piattaforme offshore.

Quanto pagano di tasse sui Bitcoin i residenti negli altri Paesi UE?

Le aliquote variano significativamente: Cipro applica circa l’8%, la Germania azzera l’imposta se Bitcoin viene detenuto per oltre 12 mesi, il Portogallo ha introdotto il 28% nel 2023, mentre la Francia applica circa il 30% come flat tax. La proposta greca del 15% si colloca in posizione intermedia nel panorama europeo.


Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria o fiscale. Le informazioni contenute sono a scopo puramente informativo. Per decisioni fiscali, consulta un professionista abilitato.

Trevis

Autore di BitcoinLive24

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