Era il 14 giugno 2011. L’organizzazione di Julian Assange aveva già pubblicato i dossier diplomatici più esplosivi della storia recente, aveva fatto tremare i governi di mezzo mondo, e ora stava per scomparire — non per mano di un tribunale, ma di tre aziende private. Visa, Mastercard e PayPal avevano deciso, senza alcuna condanna formale, di tagliare i canali di pagamento verso WikiLeaks. Il 95% delle entrate si era dissolto nel giro di pochi mesi.
Quella mattina, il team di WikiLeaks annunciò l’adozione di Bitcoin come canale alternativo per ricevere donazioni. Era la prima volta che un’organizzazione di rilevanza globale abbracciava pubblicamente la valuta digitale creata da Satoshi Nakamoto appena due anni prima. Nessuno, all’epoca, sapeva che quell’annuncio avrebbe cambiato la storia di Bitcoin.
Il Blocco che Nessuna Corte aveva Ordinato
Cinque aziende private — Visa, Mastercard, PayPal, Bank of America e Western Union — sospesero i servizi verso WikiLeaks tra dicembre 2010 e gennaio 2011, eliminando il 95% delle entrate dell’organizzazione senza alcuna sentenza penale né ordine giudiziario. Era la risposta alla pubblicazione dei Cablegate: oltre 250.000 dispacci diplomatici riservati del Dipartimento di Stato USA che avevano scosso i governi di tutto il mondo. Il senatore Joe Lieberman aveva definito WikiLeaks una “minaccia alla sicurezza nazionale”.
Non c’era stata alcuna condanna formale. Cinque aziende private avevano esercitato un potere di censura finanziaria che nessun tribunale aveva autorizzato, bloccando circa il 95% del flusso di entrate di un’organizzazione giornalistica. Secondo i dati pubblicati dallo stesso WikiLeaks, nei mesi del blocco l’organizzazione perse tra i 10 e i 15 milioni di euro in donazioni mancate.
Fu la dimostrazione più concreta e pubblica di un rischio che i cypherpunk teorizzavano da anni: il denaro digitale centralizzato poteva essere spento, individuo per individuo, organizzazione per organizzazione, con un semplice clic amministrativo.
I principali blocchi finanziari nella storia di Bitcoin
| Anno | Caso | Entità che ha bloccato | Risposta Bitcoin |
|---|---|---|---|
| 2010-2011 | WikiLeaks (Australia/UK) | Visa, Mastercard, PayPal, Bank of America | Adozione Bitcoin (14 giugno 2011) |
| 2017 | Venezuela — iperinflazione bolivar | Banca centrale venezuelana | Volume LocalBitcoins +1.000% in 18 mesi |
| 2022 | Freedom Convoy (Canada) | Governo canadese — congelamento conti | +400% donazioni Bitcoin in 72 ore |
| 2022 | Ucraina — invasione russa | Sistema bancario internazionale lento | 70 milioni di dollari raccolti in crypto in 3 settimane |
La Scelta che Cambiò Bitcoin
Quando WikiLeaks annunciò l’adozione di Bitcoin, la comunità intorno al protocollo era ancora minuscola: qualche migliaio di appassionati su forum come Bitcointalk.org, sviluppatori volontari, cypherpunk. Il prezzo di un singolo BTC oscillava tra i 10 e i 30 dollari.
L’adozione di WikiLeaks portò immediatamente attenzione globale sul progetto. Fu il primo test reale di Bitcoin come strumento di resistenza alla censura finanziaria. Chiunque nel mondo poteva inviare fondi a WikiLeaks tramite Bitcoin senza che alcuna banca o processore di pagamento potesse bloccarlo. L’indirizzo Bitcoin di WikiLeaks divenne, nei mesi successivi, uno degli indirizzi più noti dell’intera blockchain nascente.
Non tutti erano entusiasti. Lo stesso Satoshi Nakamoto, ancora attivo in quel periodo, aveva espresso preoccupazione nelle settimane precedenti, scrivendo su Bitcointalk: “WikiLeaks ha dato un calcio a un vespaio, e lo sciame si sta dirigendo verso di noi.” Temeva che l’associazione con un’organizzazione così controversa politicamente potesse attirare l’attenzione dei regolatori su Bitcoin prima che il protocollo fosse abbastanza robusto da reggere l’impatto. Pochi mesi dopo, nel dicembre 2010, Satoshi scomparve per sempre dalla scena pubblica.
Quindici Anni di Conseguenze
Dal 2011 a oggi, l’indirizzo Bitcoin di WikiLeaks ha ricevuto donazioni da tutto il mondo per un valore che, al picco di prezzo del 2021, superava i 50 milioni di dollari. Bitcoin si è dimostrato esattamente quello che prometteva di essere: una rete di pagamento resistente alla censura, che nessuna entità centralizzata può bloccare unilateralmente.
Ma la storia WikiLeaks ha lasciato un segno che va oltre i numeri. Ha stabilito il precedente. Ha dimostrato al mondo — governi, giornalisti, dissidenti, investitori — che esisteva uno strumento finanziario che non obbediva alle pressioni politiche. Secondo una ricerca di Chainalysis (2023), le organizzazioni di difesa dei diritti umani in paesi con regimi autoritari hanno incrementato del 340% l’uso di Bitcoin per ricevere donazioni dal 2018 al 2023, citando spesso il “modello WikiLeaks” come riferimento fondativo.
In Italia, la storia di WikiLeaks e Bitcoin rimane poco raccontata nei media tradizionali. La redazione di BitcoinLive24 segue da anni il tema della libertà finanziaria e della geopolitica del denaro, con analisi dedicate al ruolo crescente del protocollo Bitcoin nei contesti di censura e controllo dei capitali.
Cosa Ci Insegna Questa Storia
Quindici anni dopo, il blocco finanziario a WikiLeaks viene studiato nei corsi universitari come caso emblematico del potere delle piattaforme private sull’accesso al sistema finanziario. Ma per Bitcoin, quella vicenda fu qualcosa di più: fu il battesimo del fuoco.
Bitcoin non nacque per essere un investimento speculativo. Nacque — come testimonia il messaggio nascosto da Satoshi nel blocco genesi — da una sfiducia profonda nei confronti dei sistemi finanziari centralizzati. WikiLeaks fu il primo a dimostrare, davanti all’opinione pubblica mondiale, che quella sfiducia aveva una base concreta e che l’alternativa funzionava davvero.
Ogni volta che un regime blocca i conti bancari di un oppositore, ogni volta che un governo congela i fondi di un’organizzazione scomoda, ogni volta che una piattaforma di pagamento decide chi può ricevere denaro e chi no, quella storia torna ad essere attuale. Il 14 giugno 2011 non fu solo l’inizio di WikiLeaks su Bitcoin. Fu l’inizio della dimostrazione pubblica di perché Bitcoin esiste.
Il Quadro Più Ampio: Bitcoin come Infrastruttura per la Libertà
Il caso WikiLeaks non è rimasto isolato. Nel 2022, il governo canadese ha congelato i conti bancari dei manifestanti del “Freedom Convoy” durante le proteste contro le restrizioni Covid, stimolando un’ondata di interesse verso Bitcoin anche nei paesi occidentali considerati democratici. In Ucraina, dopo l’invasione russa del febbraio 2022, il governo ha raccolto oltre 70 milioni di dollari in criptovalute — prevalentemente Bitcoin — nelle prime settimane di guerra, bypassando i tempi lunghi dei trasferimenti bancari internazionali.
In questo contesto, i 15 anni trascorsi dall’adozione di WikiLeaks assumono un significato diverso. Non sono la storia di un’organizzazione controversa che ha trovato un espediente tecnico per aggirare un blocco. Sono la storia di come una tecnologia nata ai margini di internet si è dimostrata, iterazione dopo iterazione, crisi dopo crisi, esattamente quello che i suoi creatori avevano promesso.
Per approfondire la storia e la cultura di Bitcoin, leggi altri articoli nella sezione Storytelling di BitcoinLive24. E se vuoi ricevere le notizie Bitcoin in tempo reale, scarica l’app BitcoinLive24: push istantanea quando Bitcoin si muove.
FAQ
Quando WikiLeaks ha adottato Bitcoin?
WikiLeaks ha adottato Bitcoin il 14 giugno 2011, circa sei mesi dopo che Visa, Mastercard e PayPal avevano bloccato i pagamenti verso l’organizzazione nel dicembre 2010, eliminando circa il 95% delle sue entrate da donazioni.
Perché Satoshi Nakamoto era contrario all’adozione di Bitcoin da parte di WikiLeaks?
Satoshi Nakamoto, ancora attivo su Bitcointalk nei mesi precedenti, temeva che l’associazione con WikiLeaks — organizzazione sotto pressione politica intensa — avrebbe attirato l’attenzione dei regolatori su Bitcoin prima che il protocollo fosse abbastanza maturo. Satoshi scrisse: “WikiLeaks ha dato un calcio a un vespaio”. Scomparve dalla scena pubblica pochi mesi dopo, nel dicembre 2010.
Quanto ha ricevuto WikiLeaks in Bitcoin?
L’indirizzo Bitcoin pubblico di WikiLeaks ha ricevuto donazioni il cui valore, calcolato al picco del 2021, superava i 50 milioni di dollari. L’importo preciso in BTC non è stato mai divulgato ufficialmente dall’organizzazione, ma la blockchain registra pubblicamente ogni transazione verso quell’indirizzo.
Cosa dimostra il caso WikiLeaks sull’utilità di Bitcoin?
Il caso WikiLeaks dimostra che Bitcoin funziona come strumento di resistenza alla censura finanziaria: permette di ricevere e inviare valore senza intermediari centralizzati che possano bloccare le transazioni per ragioni politiche o commerciali. Questo principio è rimasto intatto per 15 anni, attraverso cicli di mercato, attacchi regolatori e pressioni di ogni tipo.
Altri casi simili a WikiLeaks nella storia di Bitcoin?
Sì: nel 2022 il governo canadese ha congelato i conti dei manifestanti del Freedom Convoy, spingendo molti verso Bitcoin; in Ucraina, dopo l’invasione russa del febbraio 2022, il governo ha raccolto oltre 70 milioni di dollari in crypto nelle prime settimane di guerra. Secondo Chainalysis (2023), l’uso di Bitcoin da parte di organizzazioni per i diritti umani è cresciuto del 340% tra il 2018 e il 2023.
Fonte: U.Today — Bitcoin Adopted by Wikileaks 15 Years Ago: How It Happened
