JPMorgan: i Miner Bitcoin Vendono in Perdita — Costo di Produzione a $78.000

Server farm Bitcoin mining: aggiustamento difficoltà rete -10% giugno 2026

JPMorgan: la Situazione dei Miner Bitcoin è “Peggiorata” nel 2026

Secondo un’analisi di JPMorgan Chase pubblicata il 19 giugno 2026, le condizioni economiche dell’industria del mining di Bitcoin sono “peggiorate” significativamente nel corso dell’anno. Il costo medio di produzione stimato dagli analisti della banca americana si attesta intorno ai 78.000 dollari per BTC, mentre Bitcoin quota al momento della stesura circa 63.000 dollari — con un divario del 19% tra prezzo di mercato e costo di estrazione. Circa il 20% del settore globale opera quindi in perdita, con ricadute dirette su hashrate, difficoltà di rete e strategia di vendita dei principali miner quotati.

Il Divario tra Costo e Prezzo: i Numeri di JPMorgan

Gli analisti di JPMorgan, guidati dal managing director Nikolaos Panigirtzoglou, stimano un costo medio di produzione intorno agli 78.000 dollari per bitcoin estratto. Con BTC che gravita intorno ai 63.000 dollari, il divario è pari a circa 15.000 dollari a moneta — il più ampio registrato da JPMorgan in questo ciclo.

La conseguenza più immediata è visibile sulla rete stessa: a inizio giugno 2026 la difficoltà di mining (il parametro che regola quanto sia arduo trovare un nuovo blocco) è scesa del 10,09% — seconda maggiore riduzione singola dell’anno. Parallelamente, il tasso di hash (la potenza computazionale totale della rete) è calato del 12% nel corso del mese, segnalando che un numero crescente di macchine è stato spento perché anti-economico.

L’hashprice — indicatore che misura il ricavo per unità di potenza di calcolo — si attesta intorno ai 33 dollari per petahash al giorno, livello che rende l’attività redditizia solo per chi dispone di hardware di ultima generazione o di energia a costo bassissimo.

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I Miner Pubblici Vendono Più BTC che Mai

La pressione economica si traduce in vendite record. Nel solo primo trimestre 2026, i principali miner quotati in borsa hanno ceduto collettivamente 32.000 BTC — superando il precedente picco di 20.000 BTC nel secondo trimestre 2022, durante il crollo di Terra-Luna. Tra le società coinvolte figurano MARA (Marathon Digital), CleanSpark, Riot Platforms, Cango, Core Scientific e Bitdeer.

Complessivamente, i miner pubblici detenevano 1,8 milioni di BTC alla data della pubblicazione, in calo rispetto agli 1,86 milioni di fine 2023. La liquidazione accelera nei periodi di prezzo sotto la soglia di pareggio, creando una pressione di vendita strutturale sul mercato.

Questo fenomeno è amplificato da un parametro noto come mining difficulty beta — la sensibilità dell’hashrate alle variazioni di prezzo — che negli ultimi sei mesi è salito a 0,62, indicando un settore sempre più reattivo (e vulnerabile) ai movimenti di mercato.

Contesto: Dopo il Quarto Halving

L’halving dell’aprile 2024 ha dimezzato la ricompensa per blocco da 6,25 a 3,125 BTC, riducendo di fatto i ricavi di ogni miner del 50% a parità di hashrate e prezzo. La sostenibilità del mining dipende quindi da due variabili: il prezzo di BTC e il costo dell’energia. Chi opera con energia rinnovabile a basso costo o ha rinnovato il parco macchine con ASIC di quinta generazione riesce ancora a generare margini positivi; gli altri sono costretti a vendere riserve o spegnere i data center.

Per un approfondimento su come i principali miner stiano accelerando la trasformazione in direzione AI, puoi leggere la nostra analisi: Miner Bitcoin e la Corsa all’AI: Servono $50 Miliardi, IREN ha un Gap da $21,1 Miliardi.

Metriche Chiave del Mining Bitcoin — Giugno 2026

IndicatoreValore (giugno 2026)Nota
Costo produzione BTC (JPMorgan)~$78.000Stima media industria
Prezzo BTC al momento~$63.000-19% vs costo produzione
Miner in perdita~20%Settore globale
Calo difficoltà (inizio giugno)-10,09%2° maggiore del 2026
Calo hashrate (giugno)-12%Macchine spente per costi
BTC venduti miner pubblici Q1 202632.000 BTCNuovo record (prev. 20K Q2 2022)
Hashprice~$33/PH/s/giornoLivello storicamente basso
BTC in mano ai miner pubblici1,8 milioni BTC-60.000 vs fine 2023

Il Sentiment Debole Come Segnale Contrarian

JPMorgan non dipinge solo uno scenario negativo. Gli analisti della banca notano che, storicamente, i periodi di massima difficoltà per i miner hanno coinciso con minimi ciclici di prezzo — e hanno spesso anticipato fasi di recupero. L’analisi rileva che il sentiment debole nei confronti del mining ha in passato funzionato da indicatore contrarian: quando l’industria è sotto pressione e le vendite forzate saturano il mercato, il potenziale di rimbalzo aumenta.

Questo dato si intreccia con l’analisi della supply in mano ai long-term holder, che detengono il 79% della supply circolante — livello record che segnala accumulazione silenziosa nonostante le difficoltà del settore produttivo.

La redazione di BitcoinLive24 continuerà a monitorare l’evoluzione del mining Bitcoin nelle prossime settimane, in particolare l’andamento dell’hashrate e le strategie di hedging dei grandi miner quotati.

Conclusione: Difficoltà Strutturali, ma Storicamente Cicliche

Il rapporto JPMorgan fotografa un’industria sotto stress reale: costi di produzione al di sopra del prezzo di mercato, vendite record e hashrate in calo. Tuttavia, la storia del mining di Bitcoin mostra che questi cicli di compressione sono sempre stati temporanei. I miner meno efficienti escono dal mercato, la difficoltà si riadatta verso il basso (come già sta avvenendo), e quelli che sopravvivono emergono con strutture di costo migliori. Il dato da tenere d’occhio nei prossimi mesi è la tenuta del prezzo sopra il costo di produzione: un recupero stabile di BTC sopra gli 80.000 dollari cambierebbe radicalmente il quadro.

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FAQ — Bitcoin Mining e Costi di Produzione

Quanto costa produrre un Bitcoin nel 2026 secondo JPMorgan?

JPMorgan stima un costo medio di produzione di circa 78.000 dollari per BTC. Con il prezzo di mercato intorno ai 63.000 dollari, il settore opera in media in perdita del 19%, con circa il 20% dei miner globali strutturalmente in rosso.

Perché i miner vendono più Bitcoin che mai?

Nel primo trimestre 2026, i miner pubblici hanno venduto 32.000 BTC — un record assoluto, superiore persino alle vendite forzate del crollo Terra-Luna del 2022. La pressione viene dal quarto halving (ricompensa dimezzata a 3,125 BTC/blocco) combinata con un prezzo sotto il costo di produzione: per coprire i costi operativi, molti miner non possono permettersi di trattenere i BTC estratti.

Il calo dell’hashrate è un segnale negativo per Bitcoin?

Un calo dell’hashrate indica che macchine meno efficienti vengono spente perché anti-economiche. Nel breve periodo riduce la sicurezza marginale della rete; nel medio periodo, però, la difficoltà di mining si riadatta automaticamente verso il basso (come accaduto a inizio giugno con -10,09%), permettendo ai miner rimanenti di operare con margini migliori.

Storicamente, il mining in difficoltà anticipa un rimbalzo del prezzo?

Secondo JPMorgan, il sentiment debole nel mining ha storicamente funzionato da indicatore contrarian: i picchi di vendita forzata da parte dei miner hanno spesso coinciso con i minimi di mercato. Non è una certezza — ma è un dato che i trader istituzionali monitorano con attenzione nei periodi di stress dell’industria estrattiva.


Disclaimer: questo articolo è pubblicato a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Investire in Bitcoin e criptovalute comporta rischi significativi, inclusa la perdita totale del capitale. L’autore non detiene posizioni nelle società menzionate.

Fonte: Bitcoin Magazine — JPMorgan: Bitcoin Mining Costs Have ‘Worsened’

Trevis

Autore di BitcoinLive24

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