Nel gennaio 2026, mentre il prezzo di Bitcoin crollava da 76.000 a 60.000 dollari in una singola giornata, qualcosa di insolito stava accadendo nelle sale server disseminate tra Texas, Wyoming e Georgia: i miner più grandi e quotati in borsa stavano spegnendo le macchine. Non per paura, ma per sopravvivenza. Secondo i dati di Hashrate Index, l’hashprice — il ricavo giornaliero per petahash di potenza — aveva toccato il minimo storico di $28,90/PH/giorno. Un numero che racconta una storia più profonda di qualsiasi grafico di prezzo.
Quella storia è quella del Bitcoin mining nel suo momento di massima crisi — e, forse paradossalmente, di massima opportunità. Colin Harper, analista di Blockspace Media, ha pubblicato sul numero speciale “2036 Issue” di Bitcoin Magazine un’analisi che ribalta la narrativa dominante: il collasso economico del mining non è la fine della rete. Potrebbe essere il suo momento di rinascita.
Il Sussidio che Scompare: i Numeri di un Cambiamento Epocale
Per capire cosa sta succedendo, occorre partire dai fondamentali del protocollo. Ogni circa quattro anni, il halving (dimezzamento) riduce della metà la ricompensa che i miner ricevono per ogni blocco validato. Oggi tale ricompensa è di 3,125 BTC per blocco. Nel 2028 scenderà a 1,5625 BTC. Nel 2032 a 0,78125 BTC. Nel 2036, quando il prossimo halving scatterà, i miner riceveranno circa 0,78125 BTC per blocco — meno di un quarto rispetto a oggi.
Per mantenere invariato il valore in dollari di quella ricompensa, Bitcoin dovrebbe valere circa 272.000 dollari al momento del quinto halving. Non è un target impossibile secondo molti modelli, ma è una condizione necessaria, non garantita. E nel frattempo, la pressione sui margini si fa sentire adesso, non nel 2036.
| Anno | Sussidio per blocco | BTC necessario (per parità di valore) |
|---|---|---|
| 2024 | 3,125 BTC | – |
| 2028 | 1,5625 BTC | ~$160.000 |
| 2032 | 0,78125 BTC | ~$220.000 |
| 2036 | 0,390625 BTC | ~$272.000+ |
A questi numeri si aggiunge un altro dato scomodo: le commissioni di transazione rappresentano oggi meno dell’1% dei ricavi totali dei miner. La breve stagione degli Ordinals — le iscrizioni di dati sulla blockchain Bitcoin che nel 2023-2024 avevano fatto impennare le fee — si è esaurita. Il mercato delle commissioni non offre ancora un pavimento su cui costruire la sostenibilità economica del mining a lungo termine.
La Legge di Moore Contro i Miner: Un’Arma a Doppio Taglio
Il problema non è solo il protocollo. È anche la fisica dei semiconduttori. La Legge di Moore — la regola empirica che prevede il raddoppio della densità dei transistor nei chip ogni due anni circa — ha plasmato il mining fin dalle origini. Ma nel 2026 sta diventando un’arma a doppio taglio.
Da un lato, i nuovi ASIC (i processori specializzati per il mining) sono sempre più efficienti. Dall’altro, questa efficienza accelera l’obsolescenza delle macchine esistenti, comprimendo il ciclo di ammortamento a 18-24 mesi. I grandi operatori pubblici — quelli quotati al Nasdaq che hanno raccolto centinaia di milioni in capitale istituzionale — si trovano in una trappola: devono continuare ad acquistare hardware nuovo per restare competitivi, ma ogni acquisto avviene in un contesto di hashprice in calo.
Il network ha registrato sei aggiustamenti negativi della difficoltà in tre mesi tra novembre 2025 e febbraio 2026 — un pattern che, secondo Hashrate Index, non si vedeva dal 2011. Un segnale inequivocabile che molti miner stavano uscendo dal mercato, incapaci di sostenere i costi operativi.
Il Grande Pivot: dai Bitcoin agli Algoritmi dell’IA
La risposta dell’industria è stata pragmatica, quasi brutale nella sua logica. I grandi miner pubblici — quelli con accesso a data center di dimensioni industriali, contratti energetici a lungo termine e team ingegneristici — hanno cominciato a convertire le proprie infrastrutture per ospitare GPU dedicate all’addestramento di modelli di intelligenza artificiale.
Questa transizione non è trascurabile: i miner pubblici controllano circa il 40% dell’hashrate totale della rete Bitcoin. Se una quota significativa di quella potenza computazionale si sposta verso l’AI, le conseguenze per la rete sono molteplici. Meno hashrate significa, nel breve termine, blocchi mediamente più veloci fino al prossimo aggiustamento della difficoltà. Ma significa anche, strutturalmente, una rete meno dominata da grandi attori centralizzati.
Harper argomenta che questo è, paradossalmente, uno scenario positivo per la salute a lungo termine di Bitcoin. Le grandi società minerarie pubbliche — soggette alla pressione degli azionisti, ai requisiti di rendicontazione SEC e alle vulnerabilità geopolitiche tipiche delle imprese quotate — rappresentano un rischio di centralizzazione. La loro uscita volontaria crea spazio per operatori più piccoli, più efficienti e più distribuiti geograficamente.
Il Problema dei Mining Pool: la Concentrazione Invisibile
C’è tuttavia una concentrazione che il pivot AI non risolve, anzi potrebbe aggravare: quella dei mining pool. Un pool è un aggregatore che permette a migliaia di miner individuali di unire la propria potenza computazionale e condividere i ricavi in modo proporzionale. In teoria, è uno strumento di democratizzazione. In pratica, il mercato si è consolidato in modo allarmante.
Foundry USA mina oggi circa un terzo di tutti i blocchi Bitcoin — una quota che nessun singolo attore ha mai raggiunto nella storia della rete. Il modello dominante, chiamato FPPS (Full Pay Per Share), garantisce ai miner individuali una remunerazione costante indipendentemente dalla varianza dei blocchi trovati, ma trasferisce il rischio al pool stesso. Questo crea incentivi alla concentrazione: più un pool è grande, più può assorbire i rischi e offrire condizioni competitive.
Il risultato è un ecosistema in cui la decentralizzazione a livello di hardware (migliaia di operatori in tutto il mondo) coesiste con una significativa centralizzazione a livello di coordinamento (pochi pool dominanti). Se Foundry o i suoi equivalenti fossero soggetti a pressioni regolamentari, il protocollo potrebbe subire conseguenze che nessun singolo miner può prevenire individualmente.
Il Miner del 2036: Piccolo, Efficiente, Irrilevante per i Governi
Come sarà il mining di Bitcoin nel 2036? Harper delinea un quadro che, pur nella sua incertezza, ha una logica interna coerente. I sopravvissuti saranno i miner con il costo dell’energia più basso in assoluto — operatori che sfruttano energia idroelettrica in eccesso in regioni remote, gas naturale altrimenti sprecato dai pozzi petroliferi, o energia geotermica in luoghi come l’Islanda o il Kenia.
Saranno geograficamente distribuiti — non concentrati negli Stati Uniti come accade oggi, dove il 40% circa dell’hashrate mondiale risiede in territorio americano. E saranno, per dimensioni e struttura societaria, molto meno esposti alle pressioni regolamentari dei governi nazionali. Un miner con 10 petahash in una fattoria agricola del Paraguay non riceve telefonate dall’OFAC (Office of Foreign Assets Control).
Questa visione non è utopistica. È la direzione naturale di un protocollo progettato per resistere attraverso l’incentivo economico. Chi può minare al costo minore vince; chi vince, sopravvive; chi sopravvive abbastanza a lungo impara a diventare irraggiungibile.
Cosa Significa per chi Detiene Bitcoin Oggi
Per i lettori di BitcoinLive24 che seguono le dinamiche di rete, la transizione descritta da Harper ha implicazioni concrete. Nel breve termine, la compressione degli hashprice e l’uscita dei grandi miner creano volatilità nel mercato secondario degli ASIC e incertezza sui tempi dei blocchi. Nel medio termine, un’industria mineraria più distribuita e meno esposta alla regolamentazione istituzionale rafforza la resistenza alla censura del protocollo — una delle proprietà fondamentali per cui Bitcoin ha valore.
Nel lungo termine — quello del 2036 che il titolo evoca — l’equazione si semplifica: o Bitcoin vale abbastanza da rendere redditizio il mining con sole commissioni di transazione, oppure il protocollo deve trovare nuovi meccanismi di incentivo. La comunità degli sviluppatori sta lavorando su entrambi i fronti, anche se i tempi della governance decentralizzata di Bitcoin sono incompatibili con la velocità che i mercati finanziari si aspettano.
Una cosa è certa: il mining di Bitcoin non è mai stato un settore statico. È nato nei PC dei cypherpunk (i crittografi libertari degli anni ’90), è passato per le GPU dei videogiocatori, ha vissuto l’era degli ASIC industriali e sta attraversando ora la transizione verso l’AI. Ogni volta, i profeti di morte hanno avuto torto. La rete ha continuato a funzionare.
Conclusione: la Crisi come Filtro
La crisi del mining nel 2026 non è un bug del sistema Bitcoin. È una feature, nel senso più letterale del termine: un meccanismo di selezione che elimina gli attori economicamente fragili e consolida la rete intorno a chi può sopravvivere con meno. Colin Harper chiama questo processo “la morte del mining” — ma il titolo completo del suo saggio è Bitcoin Mining Is Dead, Long Live the Miners!. La distinzione è essenziale.
Il mining come industria di grandi capitali quotati in borsa, dipendente dal sussidio e vulnerabile alle pressioni istituzionali, potrebbe davvero morire. Il mining come funzione decentralizzata di sicurezza del protocollo — eseguita da migliaia di operatori distribuiti in ogni angolo del pianeta — è progettato per sopravvivere a tutto.
Anche ai propri profeti di sventura.
Fonte: Bitcoin Magazine — “The 2036 Issue: Bitcoin Mining Is Dead, Long Live the Miners!” di Colin Harper
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FAQ — Domande Frequenti sul Bitcoin Mining nel 2036
- Quanto varrà la ricompensa per blocco nel 2036?
- Nel 2036, dopo il quinto halving, la ricompensa per blocco sarà di circa 0,390625 BTC. Per mantenere il valore attuale in dollari, Bitcoin dovrebbe valere circa 272.000 dollari o più.
- Perché i grandi miner stanno passando all’intelligenza artificiale?
- I grandi miner pubblici controllano circa il 40% dell’hashrate globale e dispongono di infrastrutture adatte all’AI. Con l’hashprice ai minimi storici ($28,90/PH/giorno a gennaio 2026), il mining di Bitcoin è diventato economicamente meno conveniente rispetto all’hosting di GPU per l’addestramento di modelli AI.
- Cos’è l’hashprice e perché importa?
- L’hashprice è il ricavo giornaliero per petahash di potenza computazionale. È il termometro della salute economica del mining: più è basso, meno conveniente è minare Bitcoin. A gennaio 2026 ha toccato il minimo storico di $28,90/PH/giorno.
- La concentrazione nei mining pool è un rischio reale?
- Sì. Foundry USA mina circa un terzo di tutti i blocchi Bitcoin. Una concentrazione così elevata in un singolo attore crea rischi di censura delle transazioni e vulnerabilità regolamentare, anche se i singoli miner aderenti al pool rimangono distribuiti geograficamente.
- Il Bitcoin mining sopravviverà alla fine del sussidio?
- Gli economisti del protocollo ritengono che la sopravvivenza dipenderà da due fattori: un prezzo di Bitcoin sufficientemente alto da rendere redditizie le sole commissioni di transazione, e una distribuzione geografica tale da rendere impossibile qualsiasi forma di coordinamento regolamentare globale contro i miner.
