Un’indagine di CoinShares (asset manager specializzato in prodotti digitali regolamentati, con oltre 7 miliardi di euro in gestione) pubblicata il 25 giugno 2026 rivela un paradosso diffuso nella consulenza finanziaria europea: la metà dei wealth adviser britannici non sa se i propri clienti detengono criptovalute, perché questi asset sono di fatto “invisibili” ai loro occhi. La survey coinvolge wealth manager operativi nel Regno Unito e in diverse giurisdizioni europee e fotografa un gap strutturale tra la domanda crescente di Bitcoin e crypto da parte dei privati e la capacità dei consulenti di gestirla.
Il 50% dei Consulenti Europei Non Vede il Crypto dei Clienti
Secondo la ricerca CoinShares pubblicata il 25 giugno 2026, il 50% circa dei wealth adviser con sede nel Regno Unito dichiara di non avere visibilità sugli asset digitali detenuti dai propri clienti. Il motivo principale è strutturale: la maggior parte delle piattaforme di wealth management tradizionali non integra portafogli crypto nei sistemi di reportistica, rendendo queste posizioni opache sia al consulente sia — in alcuni casi — agli stessi clienti nelle comunicazioni aggregate.
Un secondo dato significativo emerge dai gestori con base nell’Unione Europea: molte società di wealth management continentali mantengono policy interne che vietano esplicitamente investimenti in asset digitali o che semplicemente non prevedono alcuna linea guida in materia. Questo scenario lascia i clienti europei che detengono Bitcoin o altri crypto a navigare in autonomia, spesso senza un quadro integrato di gestione del rischio.
Politiche Interne: il Freno Invisibile all’Adozione Istituzionale
La survey CoinShares identifica tre tipologie di approccio tra i wealth manager europei intervistati:
| Approccio alla Policy Crypto | Quota gestori | Effetto pratico |
|---|---|---|
| Policy di divieto esplicito | ~35% | Nessuna consulenza possibile su crypto |
| Assenza totale di linee guida | ~40% | Consulente non formato, cliente non supportato |
| Policy di inclusione (parziale o totale) | ~25% | Possibilità di discutere ETF crypto o ETP regolamentati |
Il dato del 25% di gestori con una policy inclusiva è coerente con la crescita registrata dagli ETF Bitcoin europei e dai prodotti ETP regolamentati — come quelli offerti proprio da CoinShares sui mercati europei — che nel 2025-2026 hanno attirato flussi significativi dagli investitori istituzionali del Vecchio Continente.
Chi è CoinShares e Perché Conta in Europa
CoinShares (quotata al Nasdaq Stockholm, fondata nel 2013, circa 7 miliardi di euro in asset under management) è il principale emittente europeo di prodotti crypto regolamentati negoziabili in borsa (ETP). La società gestisce fondi Bitcoin, Ethereum e indici multi-asset, distribuiti principalmente nelle piazze finanziarie di Londra, Francoforte e Stoccolma. L’indagine pubblicata questa settimana non è una ricerca accademica neutrale: CoinShares ha un interesse diretto nell’ampliamento dell’adozione istituzionale di Bitcoin e crypto in Europa, ma i dati strutturali che emergono sono confermati da trend osservabili indipendentemente — tra cui i flussi record negli ETF Bitcoin USA approvati dalla SEC a gennaio 2024.
La rilevanza del report per il mercato italiano risiede in un’analogia diretta: anche in Italia i consulenti finanziari abilitati (CFA iscritti all’OCF) operano in un contesto regolamentare che non contempla ancora una guida chiara sull’integrazione di Bitcoin nei portafogli, nonostante la normativa MiCA (Markets in Crypto-Assets, in vigore graduale dal 2024 al 2026) stia progressivamente definendo i confini del settore nell’Unione Europea.
Il Contesto: Quando BlackRock Raccomanda l’1-2% in Bitcoin
Il report CoinShares arriva a pochi giorni di distanza da un endorsement di peso: BlackRock (il più grande gestore patrimoniale al mondo con oltre 10.000 miliardi di dollari in AUM) ha dichiarato che un’allocazione dell’1-2% in Bitcoin è da considerarsi ragionevole per i portafogli tradizionali. Il segnale è importante: quando il leader di settore esprime un’indicazione quantitativa precisa — non solo “crypto può avere un ruolo” ma “1-2% è sensato” — la pressione sui wealth manager per aggiornare le proprie policy interne aumenta notevolmente.
In parallelo, la volatilità recente di Bitcoin — sceso sotto i $60.000 nelle ultime sedute, con oltre un miliardo di dollari in liquidazioni nei mercati derivati — alimenta sia la cautela dei gestori tradizionali sia la necessità di strumenti di consulenza strutturati per chi è già esposto. Il cliente che ha comprato Bitcoin “in autonomia” e lo ha mantenuto fuori dalla reportistica del proprio consulente si trova in una posizione di rischio non presidiato.
Cosa Cambia con MiCA e la Pressione Regolamentare Europea
L’entrata in vigore del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) crea le premesse per un cambio strutturale: i fornitori di servizi su cripto-asset che operano nell’UE devono ora rispettare standard di trasparenza, custodia e segnalazione comparabili — per molti aspetti — a quelli dei prodotti finanziari tradizionali. Questo riduce progressivamente l’argomento della “assenza di framework” che molti gestori usano per giustificare il silenzio sul tema.
Per i consulenti italiani, la finestra temporale di adeguamento è stretta: entro fine 2026 Consob e Banca d’Italia dovranno recepire pienamente MiCA, e i clienti che già detengono Bitcoin — spesso al di fuori dei sistemi di gestione patrimoniale — chiederanno risposte. Come riportato da BitcoinLive24 nell’analisi di BlackRock sul deficit fiscale USA come driver di Bitcoin, il dibattito non riguarda più “se” Bitcoin debba essere considerato nei portafogli, ma “come” e “quanto”.
Prospettive: La Consulenza Crypto Non è Più Opzionale
L’indagine CoinShares fotografa la fase di transizione in cui si trova la consulenza finanziaria europea: l’asset esiste, la domanda dei clienti esiste, ma l’infrastruttura professionale per gestirla è ancora arretrata rispetto alla realtà. Il 50% di invisibilità non è un dato statico: con MiCA, con la pressione di gestori come BlackRock e con la maturazione degli strumenti regolamentati (ETF, ETP, custody istituzionale), il gap si chiuderà — la variabile è la velocità.
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FAQ: Indagine CoinShares e Consulenti Finanziari Crypto
Cosa ha rivelato la survey CoinShares sui wealth adviser europei?
Circa il 50% dei consulenti finanziari britannici non ha visibilità sugli asset crypto dei propri clienti. La maggior parte delle società europee di wealth management non ha policy interne che consentono o guidano la consulenza su Bitcoin e criptovalute.
Perché i consulenti finanziari non trattano il Bitcoin dei clienti?
Tre ragioni principali: piattaforme tecnologiche che non integrano asset digitali, policy aziendali di divieto o assenza di linee guida, e mancanza di formazione specifica. MiCA inizia a colmare il vuoto normativo in Europa.
Cosa significa MiCA per i consulenti italiani?
Il regolamento europeo MiCA (pienamente operativo entro fine 2026) impone standard di trasparenza ai fornitori crypto nell’UE, creando un framework che riduce le scuse dei gestori per ignorare l’asset class. Consob e Banca d’Italia dovranno adeguarsi entro la scadenza.
Gli investitori italiani devono preoccuparsi se il loro consulente ignora il loro Bitcoin?
Sì, in termini di gestione del rischio: chi detiene Bitcoin “off-system” rispetto al proprio piano finanziario complessivo potrebbe avere esposizioni non presidiate, soprattutto in fasi di alta volatilità come quella attuale con BTC sotto i $60.000.
CoinShares è un’analisi neutrale?
CoinShares è il principale emittente europeo di ETP crypto regolamentati e ha un interesse diretto nell’adozione istituzionale. I dati della survey vanno letti in questo contesto, anche se i trend strutturali che descrivono sono confermati da fonti indipendenti.
Disclaimer: questo articolo non costituisce consulenza finanziaria o di investimento. Le informazioni contenute hanno scopo puramente informativo e giornalistico.
