Goldman Sachs Taglia gli ETF Crypto nel Q1 2026: Fuori da XRP e Solana, Meno Bitcoin
Goldman Sachs, la più grande banca d’investimento americana con oltre $3.100 miliardi di asset gestiti, ha ridotto significativamente la propria esposizione agli ETF crypto nel primo trimestre del 2026. Secondo il 13F filing depositato alla SEC il 15 maggio, la banca ha liquidato completamente le posizioni negli ETF su XRP e Solana, e ha ridotto quelle sugli ETF Bitcoin ed Ether. La mossa contrasta nettamente con quanto fatto da altre istituzioni europee nello stesso periodo, come Intesa Sanpaolo, che ha più che raddoppiato le proprie holding crypto a $235 milioni.
I Dettagli del Filing 13F di Goldman Sachs
Goldman Sachs (banca d’investimento statunitense fondata nel 1869, capitalizzazione ~$170 miliardi) ha depositato il suo report trimestrale 13F alla SEC il 15 maggio 2026, rivelando movimenti netti nelle posizioni in ETF crypto nel Q1. Secondo i dati, la banca ha azzerato l’esposizione agli ETF su XRP — in particolare il Grayscale XRP Trust — e ai prodotti su Solana, due asset class che aveva iniziato a esplorare nella seconda metà del 2025.
Sul fronte Bitcoin, la riduzione è stata più contenuta ma comunque significativa: Goldman ha alleggerito le posizioni negli ETF spot BTC statunitensi, tra cui l’iShares Bitcoin Trust (IBIT) di BlackRock (il più grande ETF Bitcoin al mondo con oltre $50 miliardi di AUM). Anche le quote sull’Ethereum ETF sono state parzialmente liquidate.
| Prodotto | Movimento Q1 2026 | Nota |
|---|---|---|
| ETF XRP (Grayscale XRP Trust) | Posizione azzerata | Uscita totale |
| ETF Solana | Posizione azzerata | Uscita totale |
| ETF Bitcoin (IBIT + altri) | Riduzione parziale | Mantiene esposizione residua |
| ETF Ether | Riduzione parziale | Mantiene esposizione residua |
Perché Goldman Riduce: Riposizionamento Tattico, Non Uscita dal Settore
Secondo gli analisti di settore, la mossa di Goldman Sachs è coerente con il comportamento tipico dei market maker e prime broker istituzionali: le posizioni in ETF registrate nei 13F riflettono esposizioni nette di fine trimestre, non necessariamente convinzioni di lungo termine. Goldman opera come market maker su molti di questi prodotti e le sue posizioni oscillano frequentemente in funzione delle attività di copertura.
Un dato rilevante: nel Q4 2025, Goldman aveva aumentato considerevolmente l’esposizione a XRP e Solana, probabilmente in anticipazione dei nuovi ETF approvati dalla SEC. Con i prodotti ormai lanciati e la liquidità assorbita dal mercato, il ritiro è una mossa standard di portfolio rebalancing.
La situazione è analoga a quanto già osservato con Jane Street, che ha tagliato del 71% le posizioni in ETF Bitcoin nel Q1 2026: anche in quel caso si trattava di un market maker che riduceva esposizioni tattiche, non di un segnale bearish sul settore.
Il Confronto con le Banche Europee: Due Strategie Opposte
Il comportamento di Goldman Sachs contrasta con quello delle istituzioni bancarie europee nello stesso trimestre. Mentre la banca americana riduce i prodotti ETF, le grandi banche del Vecchio Continente costruiscono esposizioni dirette alle criptovalute come parte delle proprie strategie di diversificazione post-MiCA (il regolamento europeo sulle criptovalute, entrato in vigore nel 2024).
Il caso più eclatante è quello di Intesa Sanpaolo (prima banca italiana per asset, ~$1.100 miliardi di patrimonio gestito), che ha più che raddoppiato le proprie holding crypto a $235 milioni nel Q1 2026, acquistando per la prima volta posizioni significative in Ethereum e XRP. Anche Standard Chartered ha annunciato nelle stesse ore l’acquisizione dell’intera quota di Zodia Custody, la sua sussidiaria specializzata nella custodia di asset digitali per clienti istituzionali.
Due approcci opposti che riflettono due fasi diverse dello stesso fenomeno: le banche americane gestiscono prodotti ETF già maturi, quelle europee costruiscono l’infrastruttura per il passo successivo.
Il Contesto: ETF Bitcoin e il Cambiamento del Mercato Istituzionale
Il mercato degli ETF Bitcoin spot negli Stati Uniti — approvati dalla SEC a gennaio 2024 — ha raccolto complessivamente oltre $125 miliardi di AUM al momento della stesura, consolidando Bitcoin come asset class istituzionale. Tuttavia, la distribuzione di queste posizioni non è uniforme: una parte significativa è detenuta da market maker e prime broker che gestiscono il flusso degli ETF, non da investitori strategici di lungo termine.
Secondo i dati aggregati dei 13F per il Q1 2026, oltre 1.500 istituzioni detengono posizioni in ETF Bitcoin statunitensi. La dinamica di Goldman Sachs — che riduce ma non esce — è coerente con quella di altri grandi operatori: riducono le esposizioni nelle fasi di volatilità, le ristabiliscono quando le condizioni migliorano. BitcoinLive24 ha monitorato questo trend sin dal lancio degli ETF spot nel gennaio 2024.
Cosa Significa per gli Investitori Italiani
Per gli investitori italiani che seguono i segnali istituzionali, il filing di Goldman Sachs merita un’interpretazione calibrata. La riduzione delle posizioni in XRP e Solana riflette in parte anche l’incertezza regolamentare su questi asset — classificati in modo non univoco tra security e commodity — rispetto a Bitcoin, che la legislazione USA in discussione (CLARITY Act) tenderebbe a classificare definitivamente come commodity sotto la CFTC.
Bitcoin rimane l’unico asset crypto in cui Goldman mantiene ancora esposizione, seppur ridotta: un segnale implicito di differenziazione rispetto agli altcoin. Per chi investe attraverso i nuovi ETF Bitcoin arrivati anche in Europa nel 2024, la notizia non cambia la tesi di fondo, ma conferma che il mercato istituzionale è ancora nella fase di price discovery e ribilanciamento.
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Domande Frequenti
Cos’è un filing 13F e cosa rivela sulle banche?
Il 13F è un report trimestrale obbligatorio che gli investitori istituzionali con oltre $100 milioni di AUM devono depositare alla SEC entro 45 giorni dalla fine del trimestre. Rivela le posizioni in titoli azionari e ETF quotati, ma non include derivati OTC, posizioni short o asset detenuti fuori dagli USA. Per questo motivo, le posizioni dei 13F rappresentano solo una parte dell’esposizione complessiva di una banca come Goldman Sachs.
Goldman Sachs ha abbandonato le criptovalute?
No. Goldman Sachs mantiene ancora esposizione agli ETF Bitcoin ed Ether, pur avendola ridotta nel Q1 2026. La banca ha azzerato le posizioni su XRP e Solana, verosimilmente per ragioni di riposizionamento tattico e incertezza regolamentare su questi asset. Goldman rimane attiva come market maker e prime broker per l’intero ecosistema ETF crypto negli USA.
Perché le banche europee aumentano le crypto mentre Goldman riduce?
Le banche americane come Goldman Sachs operano prevalentemente tramite ETF già maturi, il cui peso in portafoglio varia in base alle esigenze di copertura e rebalancing. Le banche europee, invece, stanno ancora costruendo le proprie esposizioni dirette post-MiCA: entità come Intesa Sanpaolo e Standard Chartered si trovano in una fase precedente della curva di adozione istituzionale, con investimenti in crescita.
Cosa succederà con gli ETF Bitcoin istituzionali nel Q2 2026?
Il prossimo ciclo di 13F, relativo al Q2 2026, sarà depositato entro metà agosto. Gli analisti si aspettano che il trend di riduzione dei market maker si stabilizzi o si inverta nel caso di ripresa dei prezzi. La domanda strutturale degli investitori strategici — fondi pensione, sovereign wealth fund, family office — rimane il fattore più rilevante per la tenuta degli afflussi agli ETF Bitcoin.
Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria. Le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo. Investi sempre con consapevolezza e consulta un professionista prima di prendere decisioni finanziarie.
