Sei senatori statunitensi hanno formalmente contestato la regola del 1.250% di ponderazione del rischio applicata da Basilea III ai Bitcoin detenuti dalle banche americane, chiedendo ai regolatori federali di eliminare una norma che — secondo i firmatari — rende economicamente impossibile per gli istituti regolamentati detenere BTC. La pressione arriva pochi giorni dopo l’approvazione di nuove norme contabili federali sugli asset digitali, creando un cortocircuito normativo che il Senato vuole risolvere prima che l’industria bancaria rimanga indietro rispetto ai concorrenti internazionali.
Cos’è la Regola del 1.250% e Perché Blocca le Banche
Secondo le linee guida di Basilea III — il framework internazionale che disciplina i requisiti patrimoniali delle banche — gli asset considerati ad alto rischio ricevono una ponderazione del rischio elevata, che determina quanto capitale una banca deve accantonare per ogni unità di esposizione. Per Bitcoin e criptovalute, il Comitato di Basilea ha fissato questa ponderazione al 1.250%: il valore massimo teoricamente possibile nell’intero framework.
In termini pratici, una banca statunitense che volesse detenere 1 milione di dollari in Bitcoin dovrebbe accantonare circa 12,5 milioni di dollari di capitale di vigilanza — dodici volte e mezzo il valore dell’investimento stesso. Nessun istituto regolamentato può sostenere economicamente un simile costo opportunità, il che spiega perché le grandi banche americane abbiano finora evitato qualsiasi esposizione diretta a BTC, limitandosi a prodotti derivati o fondi di terze parti.
I Sei Senatori e la Lettera ai Regolatori Federali
Il 4 giugno 2026, un gruppo bipartisan di sei senatori ha inviato una lettera formale alle principali agenzie di vigilanza bancaria americana — tra cui la Federal Reserve, l’OCC (Office of the Comptroller of the Currency) e la FDIC — chiedendo di rivedere l’applicazione della ponderazione del 1.250% alla luce delle nuove norme contabili sugli asset digitali già approvate dal Congresso.
Secondo i senatori, il Financial Accounting Standards Board (FASB) ha già aggiornato le regole contabili per permettere alle banche di registrare Bitcoin e criptovalute al fair value — una modifica che riconosce implicitamente la legittimità di questi asset nei bilanci degli istituti finanziari. Mantenere contestualmente una ponderazione del rischio al 1.250% crea una contraddizione normativa: da un lato il Congresso spinge verso l’integrazione, dall’altro i regolatori prudenziali la rendono impossibile.
Il Contesto: Basilea vs. le Nuove Norme FASB
Il FASB (l’organismo contabile americano) ha modificato nel 2023 gli standard ASC 350 per consentire la valutazione degli asset digitali al fair value con rilevazione delle variazioni a conto economico. Questo aggiornamento, entrato in vigore per gli esercizi 2025, ha già cambiato il modo in cui colossi come Strategy (ex MicroStrategy) rendicontano le loro riserve in Bitcoin.
Il problema è che le regole contabili FASB e le regole prudenziali bancarie di Basilea III operano su binari paralleli, senza coordinamento automatico. Quando il FASB aggiorna gli standard, i regolatori bancari non sono obbligati ad adeguarsi. Il risultato è che una banca può ora registrare Bitcoin in bilancio senza infrangere le norme contabili, ma non può detenerlo economicamente senza violare i parametri patrimoniali di Basilea.
| Asset | Ponderazione rischio Basilea III | Capitale richiesto per $1M di esposizione |
|---|---|---|
| Titoli di Stato USA | 0% | $0 |
| Mutui residenziali | 50% | $40.000 |
| Prestiti corporate | 100% | $80.000 |
| Bitcoin (attuale) | 1.250% | $1.000.000 |
| Bitcoin (proposta senatori) | Da definire | Da negoziare |
Perché Questo Conta per l’Adozione Istituzionale di Bitcoin
Le banche regolamentate americane gestiscono collettivamente decine di migliaia di miliardi di dollari in asset dei clienti. Se potessero offrire custodia diretta di Bitcoin o includerlo nei propri bilanci, l’effetto sull’adozione istituzionale sarebbe strutturalmente diverso da quello degli ETF spot approvati nel 2024: le banche non solo comprerebbero BTC per sé, ma diventerebbero custodi per i loro clienti, integrando Bitcoin nell’infrastruttura finanziaria tradizionale.
Secondo le analisi citate nella lettera dei senatori, la regola del 1.250% ha finora bloccato centinaia di miliardi di dollari di potenziale esposizione istituzionale a Bitcoin da parte del sistema bancario regolamentato americano. Anche una riduzione parziale della ponderazione — portandola, ad esempio, al 300-400% — aprirebbe spazio a nuovi flussi significativi.
BitcoinLive24 ha monitorato l’evoluzione del quadro normativo americano su Bitcoin nel corso del 2026, evidenziando come ogni aggiustamento regolatorio — dal CLARITY Act alle norme fiscali — stia ridefinendo il perimetro entro cui gli istituti possono operare.
Il Precedente Europeo: MiCA e la Risposta dell’EBA
In Europa, il Regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) ha stabilito un framework per i prestatori di servizi su cripto, ma anche l’EBA (European Banking Authority) ha recentemente pubblicato orientamenti che applicano ponderazioni del rischio elevate — sebbene non al livello estremo del 1.250% americano — alle esposizioni in criptovalute delle banche europee. Il dibattito è quindi globale, non solo statunitense.
La differenza cruciale è che in Europa MiCA offre alle banche un percorso regolamentato per operare come Crypto-Asset Service Providers (CASP), mentre negli USA la mancanza di un framework equivalente — ancora in discussione con il CLARITY Act — lascia le banche in un limbo normativo.
Cosa Significa per gli Investitori in Bitcoin
Per chi detiene Bitcoin o valuta un ingresso, la pressione senatoriale sulla regola del 1.250% rappresenta un segnale positivo di medio-lungo termine per diversi motivi:
- Aumento della domanda strutturale: se le banche potranno detenere BTC, la domanda istituzionale crescerà su orizzonti pluriennali, indipendentemente dalle oscillazioni di breve periodo
- Legittimazione sistemica: l’inclusione di Bitcoin nell’infrastruttura bancaria regolamentata riduce il rischio di futuri bandi o restrizioni draconiane
- Liquidità e custodia: banche come custodi significano accesso più semplice a Bitcoin per milioni di clienti retail che oggi non si avventurano nell’autocustodia
- Correlazione con equity bancaria: nel breve termine, un’eventuale riduzione della ponderazione potrebbe coincidere con acquisti da parte di banche che aggiustano i bilanci
Restano tuttavia rischi regolativi: la lettera dei senatori non è vincolante, e i regolatori bancari federali — in particolare la Fed — hanno storicamente mostrato prudenza sul tema crypto. Una risposta formale potrebbe richiedere mesi, e l’esito non è scontato.
La Roadmap Regolatoria USA nel 2026
Il 2026 si sta rivelando un anno decisivo per il quadro normativo crypto negli USA. Oltre alla questione Basilea, sono in corso o in attesa di approvazione:
- Il CLARITY Act — definisce la giurisdizione SEC vs. CFTC sulle criptovalute, con probabilità di approvazione ora stimate al 60% da Galaxy Research
- Le norme fiscali de minimis — esenzione dalle segnalazioni per micro-transazioni crypto, oggetto di un’audizione alla Camera prevista per il 10 giugno 2026
- Le norme sulle stablecoin — il GENIUS Act è in attesa di voto finale al Senato
La contestazione della regola del 1.250% si inserisce in questa traiettoria più ampia: dopo anni di stallo, Washington sta affrontando il tema crypto su più fronti contemporaneamente, con una velocità legislativa senza precedenti.
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Conclusione
La sfida bipartisan alla regola del 1.250% è più di una battaglia tecnica sui requisiti patrimoniali: è il segnale che Washington ha finalmente capito che l’esclusione delle banche dall’ecosistema Bitcoin non è una scelta neutrale, ma una scelta con conseguenze competitive. Se i regolatori rispondessero positivamente, l’impatto sull’adozione istituzionale di Bitcoin sarebbe strutturalmente rilevante — ben oltre quello degli ETF spot del 2024. L’esito rimane incerto, ma la direzione di marcia è chiara.
Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria. Le informazioni contenute hanno scopo informativo e non rappresentano un invito all’investimento.
FAQ — Domande Frequenti
- Cos’è la regola del 1.250% su Bitcoin?
- È la ponderazione del rischio massima prevista da Basilea III, applicata alle criptovalute: per ogni dollaro di Bitcoin detenuto, una banca deve accantonare 12,5 dollari di capitale regolatorio, rendendo economicamente proibitivo detenere BTC per qualsiasi istituto regolamentato.
- Chi sono i senatori che hanno firmato la lettera?
- Sei senatori bipartisan hanno inviato la lettera il 4 giugno 2026, chiedendo a Fed, OCC e FDIC di rivedere l’applicazione della ponderazione del rischio sugli asset digitali alla luce delle nuove norme contabili FASB già approvate dal Congresso.
- Le banche americane possono già comprare Bitcoin?
- Tecnicamente sì, ma la regola del 1.250% le rende economicamente impossibili: per detenere 1 milione di dollari in BTC, una banca dovrebbe accantonare 12,5 milioni di capitale regolatorio. Nessun modello di business bancario regge questo costo.
- Cosa succederebbe se la regola venisse ridotta?
- Una riduzione della ponderazione aprirebbe le porte all’esposizione diretta delle banche a Bitcoin, aumentando strutturalmente la domanda istituzionale e creando un nuovo canale di custodia per i clienti retail che non gestiscono autonomamente le proprie chiavi private.
- Quando potrebbe cambiare la normativa?
- La lettera dei senatori non è vincolante. I regolatori bancari federali — Fed, OCC, FDIC — devono rispondere formalmente, un processo che potrebbe richiedere diversi mesi. L’esito finale dipenderà dall’orientamento politico delle agenzie e dal contesto legislativo complessivo del 2026.
