In Svizzera si chiude senza successo il tentativo di portare Bitcoin nelle riserve della Banca Nazionale Svizzera (BNS): i promotori dell’iniziativa hanno raccolto soltanto circa 50.000 firme, la metà delle 100.000 necessarie per innescare un referendum costituzionale. Dopo 18 mesi di campagna, il gruppo ha deciso di ritirare la proposta. La BNS, dal canto suo, aveva già espresso opposizione all’idea, citando preoccupazioni sulla liquidità e sulla volatilità di Bitcoin come asset di riserva.
Cosa È Successo: Il Referendum Mancato
La Banca Nazionale Svizzera (BNS, banca centrale della Confederazione Elvetica) è al centro di una battaglia politica che i sostenitori di Bitcoin hanno perso sul campo della democrazia diretta. L’iniziativa, depositata formalmente presso la Cancelleria Federale svizzera, puntava a modificare la Costituzione federale per obbligare la BNS a detenere Bitcoin accanto all’oro e alle riserve in valuta estera.
Il sistema di democrazia diretta svizzero prevede che un’iniziativa popolare raggiunga 100.000 firme entro 18 mesi per essere sottoposta a votazione nazionale. I promotori si sono fermati a circa 50.000, la metà del traguardo. Il testo dell’iniziativa non specificava una percentuale minima di Bitcoin da detenere, lasciando aperta la questione dell’allocazione effettiva.
La campagna aveva inquadrato Bitcoin come asset di riserva neutrale, un mezzo per ridurre l’esposizione delle riserve svizzere alle valute tradizionali. Secondo i dati citati dai promotori (fonte Reuters), il dollaro statunitense e l’euro rappresentano circa il 75% delle riserve valutarie della BNS, rendendola vulnerabile alle politiche monetarie di Washington e Francoforte.
Il Contesto Geopolitico: La BNS e la Corsa alle Riserve Bitcoin
La Svizzera non è il solo paese dove il dibattito sulle riserve strategiche in Bitcoin ha raggiunto livelli istituzionali. Negli ultimi 18 mesi si è assistito a un’ondata globale di iniziative simili, con esiti molto diversi.
| Paese / Istituzione | Proposta Bitcoin | Esito | Stato 2026 |
|---|---|---|---|
| 🇨🇭 Svizzera (BNS) | Emendamento costituzionale: BTC accanto all’oro | ❌ Abbandonato (50k/100k firme) | Nessuna riserva BTC |
| 🇨🇿 Rep. Ceca (CNB) | Proposta del governatore Michl: 7 miliardi € in BTC | ⏳ In valutazione dal CdA | Decisione attesa 2026 |
| 🇹🇼 Taiwan | Legislatore Ko: riserve strategiche BTC | ⏳ Proposta parlamentare | Iter in corso |
| 🇺🇸 USA | Riserva Strategica Bitcoin per ordine esecutivo | ✅ In vigore (fondi sequestro) | Witt: aggiornamento entro mesi |
| 🇳🇴 Norvegia (Norges Bank) | Esposizione indiretta via Aker ASA/ETF | ✅ Parziale (indiretto) | Fondo pensione con esposizione BTC |
La BNS gestisce un bilancio di oltre 800 miliardi di franchi svizzeri, tra le banche centrali più grandi al mondo in rapporto al PIL nazionale. La sua politica di riserva è storicamente conservativa: oro, obbligazioni statali, azioni europee e americane costituiscono il nucleo del portafoglio. Inserire Bitcoin avrebbe rappresentato un cambio di paradigma senza precedenti per un istituto centrale europeo.
Le Conseguenze per Bitcoin: Un Segnale Negativo, Non un Colpo Fatale
Il fallimento della raccolta firme svizzera non cambia il quadro macroeconomico di Bitcoin, ma invia un segnale preciso: la strada verso le riserve delle banche centrali europee è ancora lunga. La BNS aveva già bocciato la proposta in via informale nel 2025, citando la volatilità di Bitcoin e la sua insufficiente liquidità rispetto agli standard richiesti per un asset di riserva monetaria.
Come hanno documentato i colleghi di BitcoinLive24 nel caso ceco, la Banca Centrale Ceca (CNB) sta valutando un’allocazione da 7 miliardi di euro in Bitcoin, ma anche lì il percorso è tutt’altro che scontato. La differenza è che in Repubblica Ceca è il governatore della banca centrale a spingere l’iniziativa dall’interno, non un gruppo di attivisti esterni.
Il contrasto più netto è con gli USA: Washington ha già costituito una Riserva Strategica Bitcoin, seppur basata sui fondi sequestrati dal Dipartimento di Giustizia e non su acquisti a mercato aperto. Come riportato da BitcoinLive24, il responsabile della riserva David Witt ha annunciato un aggiornamento sull’implementazione nelle prossime settimane.
Le Reazioni: BNS Contraria, Community Divisa
La Banca Nazionale Svizzera si era già espressa chiaramente contro l’iniziativa durante il periodo di raccolta firme, motivando il suo rifiuto con tre argomenti principali:
- Volatilità: Bitcoin può perdere o guadagnare decine di punti percentuali in pochi giorni, un comportamento incompatibile con i requisiti di stabilità di una riserva monetaria sovrana.
- Liquidità: Nonostante i volumi crescenti, il mercato Bitcoin non raggiunge la profondità dei mercati obbligazionari in dollari o euro, dove la BNS opera con miliardi di franchi senza muovere i prezzi.
- Mandato istituzionale: L’inserimento di Bitcoin richiederebbe una modifica costituzionale, un percorso lungo e incerto anche se le firme fossero state raccolte.
Nella community Bitcoin internazionale le opinioni sono divise: una parte vede il fallimento svizzero come una sconfitta temporanea in un processo storico inesorabile. Altri sottolineano che la democrazia diretta svizzera è uno strumento potente proprio perché difficile da azionare: 50.000 persone disposte a firmare per Bitcoin in un paese di 8,7 milioni di abitanti non è un risultato trascurabile.
Prospettive e Scenari: Cosa Succede Adesso
Il ritiro dell’iniziativa svizzera chiude questo capitolo, ma non preclude tentativi futuri. Ecco tre scenari plausibili per i prossimi 24-36 mesi:
Scenario 1 — Ripresa rafforzata (probabilità: 30%). Se Bitcoin dovesse stabilizzarsi sopra i 100.000 dollari per un ciclo prolungato, riducendo la volatilità percepita, un nuovo tentativo referendario in Svizzera potrebbe trovare un bacino di firmatari molto più ampio. La precedente iniziativa sull’oro svizzero (2014) ha ottenuto quasi il 23% dei voti nonostante la sconfitta: la Svizzera non è impermeabile ai referendum monetari non convenzionali.
Scenario 2 — Effetto domino istituzionale (probabilità: 45%). Se la Repubblica Ceca approvasse un’allocazione in Bitcoin, o se altri paesi dell’UE avviassero processi simili, la pressione politica sulla BNS potrebbe aumentare significativamente. Le banche centrali tendono a osservarsi a vicenda nelle decisioni di politica di riserva.
Scenario 3 — Status quo europeo (probabilità: 25%). Le banche centrali dell’eurozona e dei paesi limitrofi continuano a resistere, mentre l’esposizione a Bitcoin rimane confinata ai fondi pensione e agli investitori istituzionali privati. La BNS mantiene il suo profilo conservativo almeno fino al prossimo ciclo politico.
FAQ — Domande Frequenti
Perché l’iniziativa svizzera su Bitcoin e la BNS è fallita?
L’iniziativa è fallita perché i promotori hanno raccolto circa 50.000 firme, la metà delle 100.000 necessarie entro 18 mesi per indire un referendum costituzionale. La BNS aveva già opposto un parere negativo citando la volatilità e la scarsa liquidità di Bitcoin rispetto agli standard richiesti per gli asset di riserva.
Cosa avrebbe cambiato se il referendum fosse passato?
La Costituzione federale svizzera sarebbe stata modificata per obbligare la BNS a detenere Bitcoin accanto all’oro e alle riserve in valuta. Non era specificata una percentuale minima; l’allocazione sarebbe stata decisa successivamente dalla banca centrale.
Quali paesi stanno realmente valutando Bitcoin nelle riserve nazionali?
Gli USA hanno già una Riserva Strategica Bitcoin basata su fondi sequestrati. La Repubblica Ceca (CNB) sta valutando formalmente un’allocazione da circa 7 miliardi di euro. Taiwan ha una proposta parlamentare in corso. La Norvegia ha esposizione indiretta tramite fondi pensione e partecipazioni azionarie in aziende Bitcoin.
Bitcoin è legale in Svizzera?
Sì, Bitcoin è legale in Svizzera. Il paese è uno dei più avanzati al mondo nella regolamentazione crypto, con la cosiddetta “Crypto Valley” di Zug. La FINMA (Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) ha definito una quadro normativo chiaro per gli asset digitali già dal 2018.
La BNS potrebbe cambiare idea in futuro?
Tecnicamente sì, ma richiederebbe o una modifica interna alla politica di riserva (senza referendum) oppure una nuova iniziativa popolare con maggior supporto. Il precedente dell’iniziativa sull’oro svizzero del 2014 mostra che questi processi possono richiedere decenni prima di affermarsi politicamente.
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Fonte: CoinDesk — Swiss central bank bitcoin reserve push fails over signature shortfall
